Piero della Francesca e la modernità

L’immagine di Piero della Francesca negli scritti di viaggiatori, poeti e critici d’arte di ‘800 e ‘900 e nel cinema d’autore

Con questo spunto d’ itinerario tematico s’intende evidenziare il lascito di Piero della Francesca alla modernità, la riscoperta della sua pittura avvenuta nell’Ottocento e la sua rilevante influenza sull’arte del Novecento fino all’età contemporanea. Questo itinerario suddiviso in 5 possibili percorsi e focalizzato sull’attività dell’artista in Toscana permette di capire come mai alcune opere del pittore furono acquistate da esperti d’arte e conoscitori inglesi per prendere la via dell’Inghilterra e si trovano esposte nella National Gallery di Londra e perché l’itinerario pierfrancescano dopo essere stato meta nella seconda metà dell’Ottocento da un turismo colto, appassionato e di élite eserciti ancora oggi un fascino straordinario nella cultura europea e in particolare su quella dei paesi anglosassoni. Ci fa inoltre comprendere come il Novecento sia stato il “secolo di Piero della Francesca” e quanto il cinema d’autore e l’arte contemporanea debbano al “monarca della pittura” di Sansepolcro.

Gli scritti di Aldous Huxley e la fascinazione per Piero del mondo anglosassone agli inizi del ‘900

Nel 1907 Edward Hutton nel suo libro di viaggio dal titolo Unknown Tuscany descrive, estasiato, il paesaggio dell’itinerario di Piero della Francesca da Arezzo a Sansepolcro.

Nel 1921 Aldous Huxley celebre scrittore inglese vede la Resurrezione e ne scrive in Along the Road. Notes and Essays of a Tourist, pubblicato nel 1925 dove dedica all’affresco un capitolo intitolato “The Best Picture”. A Sansepolcro nel 1944 durante la ritirata delle truppe tedesche il capitano britannico Anthony Clarke dopo avere ordinato il cannoneggiamento della città (nonostante i nemici se ne fossero già ritirati), interruppe il fuoco dopo essersi ricordato dello scritto di Huxley che definiva la Resurrezione dipinta da Piero a Sansepolcro il dipinto più bello del mondo.

Leggere questi scritti fa capire la forza con la quale l’espressione artistica di Piero della Francesca -e in particolare dell’affresco della Resurrezione nel Palazzo dei Conservatori di Sansepolcro- si sia imposta alla critica e ai viaggiatori europei di primo Novecento e sia ancora oggi il motivo per cui il mondo anglosassone subisca ancora una potente fascinazione

I versi di Gabriele d’Annunzio e la diffusione della fama di Piero della Francesca in Italia agli inizi del Novecento

Dopo un viaggio ad Arezzo nel 1903 il poeta Gabriele D’Annunzio dedica dei versi alla pittura di Piero e in particolare agli affreschi di San Francesco definiti «il giardino di Piero» e alla Maddalena in Duomo, all’interno del componimento poetico dedicato alla città dal titolo “Arezzo” contenuto nella raccolta Le Laudi – Le città del Silenzio

Da qui inizia a nascere e ad affacciarsi timidamente un primo interesse per l’arte di Piero da parte della cultura italiana del primo Novecento.

Gli scritti del critico d’arte Roberto Longhi e la prima riscoperta di Piero della Francesca da parte degli d’artisti italiani degli anni venti del Novecento

Nei primi trenta anni del Novecento comincia a definirsi di un interesse della critica d’arte per l’arte di Piero della Francesca. In particolare la prima riscoperta della sua grandezza artistica si deve ad Ardengo Soffici che avvicinò Piero della Francesca al pittore post impressionista Paul Cezànne che nel recupero della tradizione della forma classica che avvenne in Francia nel periodo successivo all’Impressionismo guardò ai maestri italiani del Trecento e Quattrocento e in particolare e Piero della Francesca per i suoi paesaggi “geometrici”. La consacrazione definitiva dell’arte di Piero avverrà però grazie agli scritti critici di Roberto Longhi del 1914 e del 1927. In questo modo venne influenzata la ricerca figurativa italiana contemporanea. Il Novecento è per più aspetti il “secolo di Piero”. Le sue opere, affascinanti quanto misteriose vennero sempre più studiate e nel panorama del Rinascimento italiano gli viene riconosciuta primaria grandezza. Contemporaneamente, i suoi dipinti sono presi a modello da pittori che ne apprezzano di volta in volta l’astratto rigore formale e la norma geometrica o l’incanto di una pittura rarefatta e sospesa, pronta a caricarsi di metafisici significati. La fortuna novecentesca dell’artista è provata dalle opere dei pittori italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, Sironi e di artisti stranieri di assoluto rilievo come come Balthus e Hopper che hanno consegnato l’eredità di Piero alla piena e universale modernità.

  • 1908 Ardengo Soffici in “Vita d’arte” avvicina Paul Cezanne ( I mulini a Gardanne) a Piero della Francesca (veduta di Arezzo nel Ritrovamento della Vera Croce)
  • 1914 Roberto Longhi pubblica il primo testo critico sull’opera del pittore Piero dei Franceschi e lo sviluppo della pittura veneziana
  • 1927 Roberto Longhi pubblica la prima monografia sull’artista dal titolo Piero della Francesca
  • I pittori italiani degli anni ’20 (Carlo Carrà, Virgilio Guidi, Giorgio de Chirico, Antonio Donghi, Felice Casorati, Giorgio Morandi) e la loro riscoperta di Piero della Francesca
  • Arezzo 1927, Balthus viene da Parigi ad Arezzo per studiare e fare copie degli affreschi di Piero
  • I pittori italiani degli anni ’30 e la ripresa della pittura murale attraverso la riscoperta di Piero della Francesca (Funi, Sironi, Campigli, Ferrazzi, Colacicchi)

Piero della Francesca nel cinema d’autore

Pier Paolo Pasolini poeta, scrittore, regista e grande intellettuale italiano fu ad Arezzo negli anni ’60 per far visita all’amico Ninetto Davoli che prestava il servizio militare in città. Nell’occasione visitò la chiesa di San Francesco e la visione degli affreschi di Piero della Francesca gli ispirarono il componimento poetico   La ricchezza che apre la raccolta La religione del mio tempo (1961) in cui si parla di Arezzo e degli affreschi in San Francesco. Pochi anni dopo le suggestioni degli affreschi di Piero lo ispireranno nella regia di uno dei suoi massimi capolavori cinematografici, il film dal titolo Il Vangelo secondo Matteo.

1961 Il componimento poetico “La ricchezza” che apre “La religione del mio tempo” (1961) parla di Arezzo e degli affreschi in San Francesco

1964, film “Il vangelo secondo Matteo” con scene ispirate alle opere di Piero della Francesca

– fotogramma della Madonna da giovane (cfr. MONTERCHI Madonna del Parto)

-scena dei sacerdoti che escono dal sinedrio (cfr. AREZZO affreschi Leggenda della Vera Croce San Francesco , scena dell’Esaltazione della Croce, i sacerdoti con i cappelli sulla sinistra)

 

1983       Film “Nostalghia”

Andreij Tarkowskij regista russo fu a Monterchi agli inizi anni ’80 per girare il film Nostalghia definito dalla critica il vero e proprio testamento spirituale dell’autore morto di lì a poco. Una scena in particolare ha richiamo evidente alla Madonna del parto di Monterchi ossia la memorabile sequenza che ripropone il rito di fertilità che le donne della campagna di Monterchi eseguono per propiziare la nascita di un figlio

 

1996 Film “Il Paziente Inglese”

Antony Minghella regista americano gira nel 1996 questo film ambientato in parte Toscana durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ la storia di conte ungherese gravemente ustionato dopo la caduta del suo aereo in Africa e sottoposto alle amorevoli cure di una giovane infermiera canadese ( l’attrice francese Juliette Binoche) in un convento abbandonato vicino a Pienza. L’infermiera s’ innamorerà di un artificiere dell’esercito inglese, un indiano sikh, arrivato per bonificare la zona dalle mine. Una bellissima scena molto romantica, poetica ed essenziale per capire l’amore fra Hana e l’artificiere vede i due innamorati entrare in una chiesa abbandonata. La facciata è quella del Duomo di Montepulciano ma l’interno è quello della cappella Bacci in San Francesco ad Arezzo con gli affreschi di Piero della Francesca che sono come una visione di pura bellezza e spiritualità in mezzo a tanta devastazione. L’artificiere per farle ammirare appieno questo splendore issa la fidanzata con una corta in alto nella cappella dandole un grosso petardo di quelli che usano i soldati per fare segnali in lontananza e facendola volteggiare in alto per godere dello splendore di queste pitture.

L’arte contemporanea e Piero della Francesca

  • Alberto Burri

Al rapporto artistico tra Burri e Piero della Francesca è stata dedicata nel 2015 una mostra nel Museo Civico di Sansepolcro. A unire Burri e Piero c’è in primis il radicamento culturale al territorio di quella Valtiberina, tra Umbria e Toscana, che li vede nascere entrambi. Piero della Francesca è infatti originario di Sansepolcro, situata nella stessa valle bagnata dal Tevere che ospita Città di Castello. Quella “Valle-museo”, come l’ha definita Riccardo Lorenzi, o quel “Genius Loci”, così chiamata da Bruno Corà, che è stata significativa per entrambi gli artisti.A mettere in luce le affinità tra le due personalità, nel corso del documentario, saranno proprio studiosi e curatori del calibro dei succitati Lorenzi (ideatore della mostra Rivisitazioni. Burri incontra Piero della Francesca, da cui prende le mosse il regista Luca Severi), Corà (Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini-Collezione Burri), oltre ad artisti come Michelangelo Pistoletto, Bruno Ceccobelli e Jannis Kounellis.

Mostra Sansepolcro 2015 e documentario Sky Arte HD

  • Bill Viola,

L’ artista americano Bill Viola è autore di video carichi di spiritualità che riprendono le meravigliose creazioni artistiche del Rinascimento italiano

“First Light” mostra una squadra di soccorritori sulla riva di un lago dopo un’inondazione, assieme a una madre intenta a scrutare l’acqua che ha evidentemente inghiottito suo figlio: una volta che, a notte, le ricerche vengono sospese e tutti si appoggiano alle rocce per dormire, la prima luce dell’alba è squarciata dall’emergere repentino e verticale del giovane scomparso dalle acque, senza che il sonno generale sia interrotto da una delle più potenti ed enigmatiche riscritture della Resurrezione di Piero della Francesca a Sansepolcro.

Proposte di pacchetti

Luogo: Anghiari (Arezzo)

Scoprire le opere di Piero della Francesca nella sua terra natale, la Valtiberina Toscana.

Luogo: Anghiari (Arezzo)

La Valtiberina Toscana, in Provinjcia di Arezzo, è la terra dove è nato Piero della Francesca. Vi invitiamo quindi ad...

Luogo: Anghiari (Arezzo)

Le terre di Piero della Francesca. Una settimana per scoprire le opere non solo in Valtiberina Toscana, ma anche ad...